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Modica

L’itinerario classico consigliato prende le mosse da un frase di Gesualdo Bufalino  che nella città di Modica insegnò lettere nel 1951 e che portò sempre della città un ricordo che traspare dalle parole cariche di affetto e di muta tristezza. Per lo scrittore “Vivere equivale ad agire in modo che ogni azione possa trasformarsi in ricordo” e, nei suoi ricordi Modica è l’inizio di una Sicilia diversa bagnata da una luce di una “ qualità rara” mai più incontrata altrove. Bufalino scrive che, in questa marca di frontiera, al viaggiatore viene fatto un regalo di urbanità e ironia, l’ironia di cui parla in una sua pagina Vitaliano Brancati per distinguerla dal doloroso rovello pirandelliano. E’ un luogo dove tra gli affettuosi labirinti dei vicoli incombono sul capo balconi in ferro battuto gonfi come gli ampi vestiti delle nobildonne d’altri tempi, le mensole figurate paiono burlarsi dei passanti con ghigni beffardi o minacciosi, la pelle dorata degli edifici mostra o nasconde concavi e convesi segreti e le chiese sono adornate come dame in festa, cariche di gioielli di calcare forte a sfidare un cielo immutabile e dipinto di “tenere fantasie”.
Se in una prima fase del barocco siciliano, qui come altrove, viene elaborato uno stile più comune, uno stile paesano contrassegnato da grande libertà e fantasia nel trattare in modo particolare il dettaglio architettonico e le decorazioni plastiche, si assiste alla fine del XVII secolo alla nascita di uno stile molto più elaborato introdotto da architetti formatisi nel continente e tornati in patria con una conoscenza approfondita delle più recenti conquiste dell’architettura barocca romana. Ottimi spunti derivano anche dalla conoscenza e dallo studio dei Trattati o Libri di Incisioni che forniscono piante calcolate, disegni in proiezione e particolari dei più importanti edifici rinascimentali e barocchi romani. Una terza fase vede gli architetti locali superare lo stadio della discendenza ideale da Roma ed enucleare uno stile nuovo e in alto grado personale. Gli architetti, pur mettendo a frutto gli insegnamenti ricevuti da Roma o Napoli, adattano questi modelli alle esigenze delle tradizioni locali costruendo un gruppo di monumenti che si possono catalogare fra le più altre tradizioni del tardo barocco.

Esistono legami anche con altri Paesi.

L’architettura barocca siciliana e quella spagnola, ad esempio, hanno in comune l’amore per una decorazione ricca e intollerante dei limiti, una grande libertà nell’invenzione di forme architettoniche stane e contorte. La soluzione adottata da Rosario Gagliardi, il più importante e valido architetto della Sicilia sud-orientale, che trasforma, per risolvere il problema del campanile, il partito centrale in torre campanaria, non sembra avere riscontro in Italia ma riecheggia un tipo abbastanza diffuso nell’Europa Settentrionale di cui si trovano esempi nelle chiese dell’Hawksmoor a Londra e di Balthasar Neumann in Franconia. E le soluzioni gagliardiane verranno adottate da progettisti e architetti operanti nel Val di Noto e si proporranno come cifra stilistica riconoscibile e unica.
L’itinerario modicano dedicato al barocco e dintorni comincerà dalla Chiesa di San Giorgio, uno dei simboli della Siclia sud-orientale. Per i turisti sarà più agevole lasciare il proprio mezzo di trasporto nel Piazzale Falcone Borsellino. Proprio a sinistra del Piazzale una strada in salita, la Via San Giorgio, conduce alla splendida architettura collocata a fare da cerniera, tra la parte alta e la parte bassa della città. Dopo aver ammirato la Chiesa di San Giorgio e averne visitato l’interno, dove si potranno ammirare il più grande polittico ligneo siciliano dipinto e una opera di Filippo Paladini del 1610, l’imponente scalinata condurrà i turisti sul Corso Umberto, l’arteria principale della città, lungo il tragitto una breve sosta è d’obbligo nel piccolo slargo antistante la Chiesa del Soccorso, annessa, un tempo, al Collegio dei Padri Gesuiti, un articolato complesso architettonico che occupa una vasta area alle spalle della Chiesa.
La tappa successiva è la Chiesa di San Pietro anch’essa preceduta da una monumentale scalinata e custodita dalle statue dei dodici apostoli poste su alti piedistalli. Un aperitivo al Martin Cafè proprio di fronte alla Chiesa è quello che farà al caso prima di visitare il fastoso interno della Chiesa e di fare una lunga pausa pranzo.
I viaggiatori non dimenticheranno la proverbiale prelibatezza delle pietanze locali. In una città come Modica, protagonista, a partire dai primi anni del Settecento di un vero e proprio esperimento scenografico anche il rito del mangiare,per chi vorrà, si articolerà secondo dimensioni ed attenzioni che non esitiamo a definire teatrali.
Un Ristorante di facile e comodo accesso da Corso Umberto è la Fattoria delle Torri. Sarete accolti dal profumo di limoni ed essenze mediterranee proveniente dalla limonaia e dal giardino d’ingresso al locale. L’edificio risale al Settecento ed era la sede dei magazzini di una casa patrizia modicana. Una meta di sicuro riferimento per i gourmets esigenti ed appassionati e un servizio attento e puntuale. La cucina è a base di prodotti del territorio e il vino ha un vero posto di rilievo sostenuto da una carta con centocinquanta etichette.
Terminato il pranzo, la passeggiata proseguirà con la visita della Chiesa del Carmine, in Piazza Matteotti, una tra le architetture ecclesiastiche più antiche della città e una delle testimonianze più significative del tardogotico nella Contea di Modica basti notare il portale stombato e definito da fasci di colonnine, lo splendido e integro rosone di Santa Margherita a dodici braccia. L’interno, rimodulato nella seconda metà del ‘700, conserva capolavori di scultura e pittura rinascimentali.
A fianco della chiesa di San Pietro e della scalinata che conduce verso il Castello una anonimo ingresso dà l’accesso a un vero e proprio gioiello di architettura rupestre: la piccola chiesa di San Nicolò inferiore. Scoperta casulamente da Duccio Belgiorno nel 1997 che tentava di recuperare un pallone lanciato dai ragazzini che giocavano in strada sul tetto di quella che, oramai, era diventata una abitazione, si trova in Via Grimaldi al N° 89, e costituisce la testimonianza più importante dell’architettura rupestre modicana anche per la presenza, all’interno , di affreschi, ben conservati e restaurati. Il soggetto iconografico è abbastanza diffuso in Sicilia: il Cristo assiso in trono tra due coppie di angeli, racchiuso in una mandorla decorata con filetto rosso continuo. Un soggetto che avvicina il Pantocrator di San Nicolò inferiore al Cristo Pantocratore del Duomo di Cefalù, opera dei mosaicisti della corte normanna.
Un’ultima tappa è d’obbligo nel tragitto per il ritorno al Piazzale Falcone Borsellino, una sosta nella più antica dolceria di Modica e la più antica fabbrica di cioccolato di tutta la Sicilia. Nel 1880 Francesco Bonajuto, seguendo le orme del padre, apriva la sua prima bottega dolciaria che si trova ancora lì, proprio di fronte alla Chiesa di San Pietro in un piccolo e profumato vicolo. Da quella bottega cominciarono a diffondersi prelibatezze d’origine araba e spagnola frutto di una tradizione secolare. La cioccolata, conosciuta e diffusa in tutto il mondo, venne importata in Europa dagli spagnoli che avevano conquistato il Nuovo Mondo e si erano spinti fino in Messico presso le popolazioni Azteche che lavoravano i semi di cacao per ricavare la gustosa e benefica bevanda. Presso la Antica Dolceria Bonajuto i clienti saranno accolti da una degustazione a base di cioccolato aromatizzato alla cannella, carrubba, vaniglia, agrumi, peperoncino, liquore al cioccolato e da un’ampia scelta di prodotti naturali e della tradizione lavorati, rigorosamente, in modo artigianale.

Testi tratti dal sito http://www.modica.it